Da Amici di Alberto.
Nella sezione "altre segnalazioni" ospitiamo "storie di ordinaria incomprensione" ricercate nel web (e come vedrete sono storie che vengono da lontano ma che restano purtroppo ancora vicine ai nostri giorni):
La successiva "segnalazione" ci è stata suggerita da persone che stanno vivendo quel dramma «nonostante fosse stata descritta da amici e colleghi come carina, ben vestita, responsabile, solare è stata letterelmente MASSACRATA dai media che hanno, oltretutto, costruito e diffuso un'immagine assolutamente non corrispondente al vero, quella della punkabestia, della dark, della disadattata, rovinandone completamente la reputazione ( cosa di cui abbiamo diritto anche dopo la morte) ...»
Franco Paglioni è morto in carcere qualche giorno fa, a Forlì, «abbandonato alla sua malattia e tra le sue feci», come segnala «ristretti orizzonti», rivista on-line dedicata alla vita dietro le sbarre. I compagni di cella e il volontariato carcerario hanno denunciato «la sua fine assurda: stava male, ma nessuno l' ha curato. Episodi come questi, non devono succedere. Neanche i cani si abbandonano così, si curano. E lui era una persona». Paglioni è una delle 72 persone detenute decedute quest' anno in prigione (31 per suicidio, le altre per altre cause). (...)
- 3 Ottobre 2007 - Panorama - Quella strana morte “naturale†nel carcere di Livorno: il caso Lonzi
- Carcere di Livorno, 2003: un altro "massacro segreto" - Marcello Lonzi, 29 anni, muore l’11 luglio del 2003 nel carcere delle Sughere di Livorno dove si trovava per scontare una condanna a nove mesi per il tentato furto di un’auto. Un caso drammaticamente simile a quello di Stefano Cucchi, al punto che oggi la madre di Marcello, Maria Ciuffi, dopo quanto accaduto al trentunenne geometra romano, torna a chiedere giustizia anche per suo figlio. Nonostante un refererto medico che attribuisce il decesso di Marcello a un infarto, il corpo del ragazzo presenta numerose ferite, non giustificabili con un attacco di cuore. In particolare è il viso di Marcello a presentare le lesioni più gravi. Tutto il lato sinistro è tumefatto, con fratture alla fronte, al sopracciglio e al labbro. Nel 2006, tre anni dopo la sua morte, grazie all’insistenza della madre, la procura di Livorno riapre l’inchiesta decidendo di riesumare il corpo. E una nuova autopsia, oltre alle ferite già diagnosticate, consente di scoprire anche otto costole rotte e numerose lesioni alla schiena. Nella sua perizia il medico legale nominato dalla procura di Livorno, riferendosi alla possibile causa delle ferite riscontrate sul viso spiega che potrebbero essere state pprovocate da «un oggetto contundente a forma allungata e sottile». Nei giorni scorsi Maria Ciuffi ha scritto al ministro della Giustizia Angelino Alfano chiedendo di fare luce sulla morte del figlio, senza però ricevere nessuna risposta. E la Questura di Roma le ha negato il permesso di distribuire le fotografie con la faccia ferita di Marcello davanti Montecitorio. «Volevo chiedere ai deputati – ha spiegato - se è possibile che un ragazzo ridotto in quelle condizioni possa essere morto per cause ‘naturali’». ("Il Manifesto" 10/11/2009)
Quanti altri casi hanno di queste similitudini?
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